L’articolo che segue riguarda le apparizioni della Madonna a Medjugorje, ed è stato pubblicato nel 2017 sulla rivista “Confronti. Mensile di religioni, politica e società”. Al suo interno una mia breve analisi del “fenomeno Medjugorje”, che prende in esame in particolare la storia delle apparizioni e alcune dinamiche proprie di questa mariofania, come il ruolo giocato dai media nella diffusione e promozione del nuovo culto.


Il fenomeno Medjugorje tra antropologia e religione

di Marco Papasidero

Sono quasi le 18. Ivanka, Mirjana, Vicka, Milka e i due Ivan si trovano sul monte Crnica, nella zona chiamata Podbrdo. Vedono qualcosa: riconoscono una giovane donna, di bellissimo aspetto e con un bambino tra le braccia. Non dice nulla, ma fa loro cenno di avvicinarsi. Colti dallo stupore e dalla paura, non accolgono l’invito, ma tornano verso il paese. Sono ormai passati trentacinque anni dalla sera di quel 24 giugno1981, quando nel piccolo villaggio di Medjugorje, oggi in Bosnia Erzegovina, sei ragazzini tra i dieci e i sedici anni dichiararono di aver visto la Madonna, la Gospa (“Signora”), come viene chiamata in croato. Da quel giorno, in tre casi quotidianamente, negli altri tre con una frequenza più diradata, i sei giovani (al posto di Milka e Ivan subentrarono fin dalla seconda apparizione Marja e Jacov), divenuti ormai uomini e donne, affermano di continuare a essere protagonisti di questi fenomeni.

Il cammino e l’arrivo nella zona chiamata Podbrdo, sul monte Crnica, luogo delle prime apparizioni, è uno degli elementi irrinunciabili del pellegrinaggio a Medjugorje (Foto Wikipedia).

Avviatosi in un tempo in cui poteva contare su una diffusione a mezzo stampa, radio e televisione, oggi il fenomeno Medjugorje “sfrutta” i potenti mezzi della rete (Youtube in testa), non solo per la diffusione dei messaggi periodici – quello del 25 di ogni mese è affidato dalla “Regina della Pace” (Kraljica Mira) alla veggente Marija –, ma anche per la divulgazione e promozione del luogo, attraverso interviste ai veggenti, loro testimonianze rilasciate ai pellegrini, fenomeni straordinari prevalentemente di natura meteorologica e atmosferica di cui gli stessi videoamatori si dicono testimoni. Ma questa facilità di divulgazione ha anche un altro risvolto: la pressione mediatica a cui i veggenti sono sottoposti. Se da un lato, infatti, la rete ha amplificato la possibilità di far “viaggiare” i messaggi che fornirebbe la Madonna, dall’altro espone costantemente i destinatari al giudizio pubblico, talvolta davvero impietoso: anche se molti ritengono le presunte manifestazioni sovrannaturali autentiche, tanti altri le considerano di origine non divina, se non una vera e propria operazione fraudolenta finalizzata al guadagno.

IL NUOVO VEGGENTE “PRESENZIALISTA”

Ciò che però è interessante rilevare, al di là dei giudizi di merito, è l’insieme dei caratteri antropologici e religiosi. I fatti di Medjugorje permettono di delineare un’immagine abbastanza inedita del veggente, che si offre alle telecamere, non esita a comparire in video e filmati, accoglie i pellegrini parlando della propria esperienza di veggenza, cercando delle volte di fornire un’interpretazione dei messaggi ricevuti. Per i pellegrini, l’incontro con il veggente diventa una delle modalità più semplici e dirette per fare esperienza delle apparizioni, per “sperimentare il soprannaturale”. Mentre in casi altrettanto noti il veggente si sottraeva – o veniva sottratto – alla curiosità dei fedeli, consacrandosi a una vita ritirata tra le mura del convento o del monastero (si pensi a Bernadette Soubirous, nelle apparizioni di Lourdes, o a Lucia dos Santos per quelle di Fatima), in questo caso tutti i protagonisti si sono sposati e hanno formato una famiglia, conservando un’ampia autonomia di movimento e azione. Certamente questo aspetto può trovare parziale spiegazione anche nel fatto che la Chiesa cattolica, negli ultimi decenni, ha sempre più valorizzato lo stato laicale, offrendo di fatto nuove declinazioni dell’evangelizzazione, della testimonianza e della santità (un esempio è la canonizzazione di Gianna Beretta Molla, medico e madre di famiglia, proclamata santa da papa Giovanni Paolo II nel 2004).

In cima al colle Križevac (Monte della Croce), alto circa 500 metri, si trova una croce monumentale. Completata nel 1934, conterrebbe al suo interne alcune reliquie della croce. (Foto Wikipedia-Flickr: flickr.com/people/39206951@N08)

Anche nella vicenda di Medjugorie, come accaduto in altri casi, si ha a che fare con l’elemento del segreto. Tutti ricordano la decennale, e per alcuni non del tutto conclusa, questione dei tre segreti di Fatima. In questo caso esso acquista maggiore rilevanza: la Gospa avrebbe rivelato ben dieci segreti a carattere profetico, affidando alla veggente Mirjana il compito di divulgarli, comunicandoli a un frate e sacerdote di sua fiducia dieci giorni prima della loro realizzazione. Il segreto rappresenta uno dei dati cardine della comunicazione con il divino e assume una duplice valenza: da un lato è attestazione, se rivelato anticipatamente rispetto a ciò che preannuncia, della presunta autenticità del fenomeno; dall’altro costituisce un elemento di riprova dell’esclusività della comunicazione tra il veggente e la divinità. Egli diventa quindi prescelto, perché depositario di una conoscenza preclusa ad altri.

Tutti i veggenti ricevono ancora apparizioni (Marja, Ivan e Vicka le avrebbero quotidianamente). Mirjana, ad esempio, in un primo periodo avrebbe visto la Gospa tutti i giorni, poi solamente in occasione del suo compleanno; ma è anche protagonista di una lunga serie di apparizioni che dal 1997 hanno assunto forma pubblica e che si svolgono ogni secondo giorno del mese. In queste occasioni, sempre ben documentate dalle telecamere, un nutrito gruppo di persone assiste all’apparizione, rimanendo in religioso silenzio per tutta la durata dell’estasi, in genere pochi minuti. Al termine, come un rituale ben codificato, la veggente detta il messaggio ricevuto a una persona pronta a scrivere, che poi ne dà lettura in lingua originale e in traduzione.

Simili modalità si hanno anche per gli altri veggenti.
I fatti di Medjugorje sono certamente tenuti sotto stretta osservazione dalla Chiesa cattolica, che non può ignorare l’enorme afflusso di pellegrini e il conseguente accesso ai sacramenti, in particolare la confessione e l’eucarestia. Secondo le statistiche fornite dal luogo di culto, nel 2016 sono state più di un milione e seicentomila le comunioni impartire, numero molto elevato sebbene inferiore al picco del 2011, in cui erano state più di due milioni.

La chiesa parrocchiale di Medjugorje, dedicata a san Giacomo (Foto: Wikipedia-Flicker: flickr.com/people/34409164@N06)

LA CAUTELA DEL VATICANO, LE PERPLESSITÀ DI FRANCESCO

Fin dall’inizio, l’atteggiamento della Chiesa cattolica è stato cauto, se non critico, ed è culminato nella cosiddetta Dichiarazione di Zara del 1991, in cui i vescovi della Jugoslavia sottolineavano che non si poteva affermare la soprannaturalità del fenomeno, ribadendo però la libertà, per i privati, di recarvisi in pellegrinaggio, avendo diritto a ricevere un’adeguata cura pastorale. Recentemente il dibattito si è riaperto: dapprima grazie ad alcune allusioni di papa Francesco («Madonna superstar», «La Madonna […] non è un capo ufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni» etc.), poi anche per l’incarico del papa all’arcivescovo di Varsavia-Praga, Henryk Hoser, che avrà il compito di valutare le necessità pastorali di Medjugorje e dei pellegrini che ci si recano; e, infine, per le anticipazioni, a metà maggio, di dettagli ufficialmente non confermati, del rapporto della Commissione internazionale di inchiesta e di studio presieduta dal cardinale Camillo Ruini, testo finora non reso pubblico. Da questo studio emergerebbe che solo le prime sette apparizioni (verificatesi tra il 24 giugno e il 3 luglio del 1981) sono probabilmente autentiche. Diversa la posizione nei confronti del fenomeno per come si è andato sviluppando nei mesi e negli anni successivi. D’altronde, lo stesso pontefice, a cui spetta l’ultima parola sull’autenticità del caso, sul volo di ritorno da Fatima il 13 maggio ha ulteriormente ribadito le sue forti perplessità sull’evoluzione del fenomeno, in particolare in merito alla frequenza delle apparizioni e all’ingente numero di messaggi.

Le due facciate dell’articolo sulla rivista “Confronti”

In un tempo in cui anche la Chiesa cattolica sta assumendo un’attenzione sempre maggiore nei confronti del dialogo interreligioso, è interessante capire quale riflessione contengono i messaggi di Medjugorje sugli altri credi. Sono due i messaggi rilevanti, dati a due giorni di distanza l’uno dall’altro. Il primo, del 23 febbraio 1982, sarebbe la risposta della Gospa alla domanda di una delle veggenti sul perché ogni religione abbia un proprio dio: «C’è un solo Dio e in Dio non esiste divisione. Siete voi nel mondo che avete creato le divisioni religiose. E tra Dio e gli uomini c’è un unico mediatore di salvezza: Gesù Cristo». Il messaggio di parziale apertura viene ribadito anche nell’apparizione del 25 febbraio seguente, in cui si afferma che «in tutte le religioni c’è del buono, ma non è la stessa cosa professare una religione o un’altra». Questi brevi ma chiari accenni alle altre religioni potrebbero essere letti anche alla luce del contesto multireligioso (musulmani, cattolici e ortodossi) della Bosnia Erzegovina.

 

(Pubblicato sul numero 7/8, anno XLIV di Confronti. Mensile di religioni, politica e società)

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